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Gestione responsabile della risorsa idrica

La gestione integrata delle risorse idriche si fonda sulle seguenti principali linee di azione:

  • utilizzo efficiente delle risorse idriche anche attraverso il controllo delle perdite;
  • ottimizzazione del trattamento dei reflui e salvaguardia della qualità dell’acqua dell’ambiente di destinazione;
  • gestione dei rilasci dagli impianti idroelettrici mediante programmi specifici per assicurare i volumi necessari a preservare lo stato ecologico dei fiumi (deflussi minimi vitali);
  • gestione integrata dei bacini idrogeologici allo scopo di preservare gli usi multipli del territorio e la qualità delle acque.

Il Gruppo Enel preleva acqua da fonti idriche principalmente per scopi industriali, come il raffreddamento, la desolforazione, l’abbattimento degli ossidi di azoto, ecc., e la impiega in massima parte nella produzione termoelettrica e nucleare.

Nel 2016 il prelievo complessivo di acqua è stato pari a circa 150 milioni di m3, con una riduzione di circa il 15% rispetto al 2015 (175 Mm3), prevalentemente per un cambio di perimetro dovuto alla progressiva chiusura di circa 3 GW di potenza termoelettrica installata in Italia e all’uscita per cessione della società Slovenské elektrárne a luglio 2016 (circa 4 GW). Il fabbisogno specifico del 2016 è stato pari a 0,55 l/kWheq, inferiore di circa il 7% rispetto all’anno precedente, in linea con il target di riduzione di consumo di acqua al 2020 del 30% rispetto al 2010.

Inoltre, nel 2016 soltanto circa l’8% del totale della produzione del Gruppo ha utilizzato e/o consumato acqua dolce in zone water stressed (si considera come “Water Stressed Area” una zona per la quale la disponibilità di acqua pro capite annua risulta inferiore a 1.700 m3).

I fabbisogni complessivi di acqua vengono coperti attraverso il prelievo da fonti cosiddette non scarse (acqua di mare), scarse (acque dolci di superficie, acque sotterranee e da acquedotto) oppure attraverso l’utilizzo dei reflui derivanti dai processi produttivi del Gruppo.

Nel 2016 i prelievi da fonti scarse sono stati pari a circa 135 milioni di m3, in calo rispetto al 2015 di circa il 15%, effetto dovuto all’uscita dal perimetro delle centrali slovacche che utilizzano prevalentemente acque di fiume e meteoriche.

La quota di utilizzo dei reflui derivanti dai processi produttivi è lievemente aumentata rispetto al 2015, attestandosi a circa il 4% dei prelievi totali nel 2016. Altre esigenze, come il raffreddamento in ciclo aperto, vengono coperte senza determinare un consumo effettivo della risorsa acqua, attraverso acqua di mare o di fiume che viene prelevata e poi restituita al corpo d’acqua d’origine nella medesima quantità, con caratteristiche chimiche inalterate e variazioni minime in termini di temperatura (sempre entro i limiti fissati dalle normative nei Paesi in cui Enel opera). Il 99% dell’acqua utilizzata per il raffreddamento in ciclo aperto negli impianti Enel viene restituita. Enel è impegnata nella riduzione dei consumi di acqua nei processi produttivi, in particolare favorendo il più possibile l’applicazione di sistemi di utilizzo multipli delle acque. In alcune centrali a carbone, per esempio, le acque di spurgo delle torri di raffreddamento in circuito chiuso vengono riutilizzate nei desolforatori, mentre l’impiego di cristallizzatori a valle dei desolforatori consente il totale recupero dei reflui in uscita.

Obiettivi al 2020

Enel, rispetto ai dati consuntivati nel 2010, si è posta il raggiungimento entro il 2020 di un obiettivo di riduzione del consumo specifico di acqua del 30%. Il target è stato stabilito sulla base dei risultati raggiunti e della pianificazione da Piano Industriale dei prossimi tre anni, che vedrà un’evoluzione del mix verso le energie rinnovabili e una riduzione della generazione da fonte fossile attraverso una variazione del perimetro del parco di produzione.

 

I punti principali della gestione delle risorse idriche di Enel sono:

  • misurazione delle performance, quali per esempio i consumi specifici, il carico inquinante delle acque reflue, ecc.;
  • definizione di politiche e di target di riduzione specifici (obiettivo al 2020 sui consumi specifici di acqua a livello di Gruppo, per il cui raggiungimento Enel si è impegnata pubblicamente).

La valutazione del "water risk"

Enel effettua un costante monitoraggio di tutti i siti di produzione che si trovano in zone a rischio di scarsità idrica al fine di gestire la risorsa acqua nella maniera più efficiente.

In particolare il monitoraggio dei siti avviene attraverso i seguenti livelli di analisi:

  • mappatura dei siti di produzione ricadenti in aree con potenziali situazioni di “water scarcity”, in cui cioè il valore medio delle risorse idriche rinnovabili per persona risulta essere inferiore al riferimento fissato dalla FAO (la mappatura è effettuata attraverso l’uso del Global Water Tool del World Business Council for Sustainable Development); 
  • individuazione dei siti di produzione “critici”, ossia di quelli in “Water Scarcity Area” con approvvigionamento idrico unicamente da acque dolci; 
  • gestione più efficiente della risorsa acqua tesa anche a massimizzare l’approvvigionamento da reflui e da acqua di mare;
  • monitoraggio dei dati climatici e vegetativi di ciascun sito.

Oltre al rispetto delle prescrizioni dei differenti Piani di Tutela a livello territoriale che impongono l’obbligo di rilascio dei deflussi minimi vitali, Enel ha parallelamente avviato in Italia, in Spagna e in America Latina sperimentazioni riguardanti il reale impatto sull’ecosistema di tali deflussi e, in alcuni casi specifici, studi volti all’approfondimento dell’effetto delle variazioni di portata giornaliere determinate dalle immissioni intermittenti delle acque turbinate a valle delle centrali.

Scarichi idrici

Le acque reflue comprendono le acque per uso industriale e le acque meteoriche raccolte dai piazzali interni delle centrali termoelettriche, potenzialmente inquinate da oli. Enel presta grande attenzione alla qualità dei propri scarichi in acqua, e investe per migliorare le caratteristiche degli impianti di trattamento degli effluenti.

Le acque potenzialmente inquinate prodotte nei siti sono inviate in impianti di trattamento specifici a seconda della tipologia di sostanze potenzialmente presenti. Le acque reflue, così trattate, vengono in parte scaricate nei corpi idrici superficiali e in parte riutilizzate all’interno degli impianti stessi, contribuendo alla copertura dei fabbisogni idrici complessivi.

Nel 2016 il recupero delle acque reflue dopo il trattamento, in tutto il perimetro del Gruppo, è stato pari a circa 6 milioni di m3, che hanno consentito la copertura del 4,2% dei consumi totali, pari a circa 150 milioni di m3.

SDG di riferimento: 
Principali azioniTarget
Riduzione delle emissioni specifiche di SO2-30% al 2020, rispetto all’anno base 2010
Riduzione delle emissioni specifiche di NOx-30% al 2020, rispetto all’anno base 2010
Riduzione delle polveri-70% al 2020, rispetto all’anno base 2010
Riduzione del consumo specifico di acqua-30% al 2020, rispetto all’anno base 2010 
Indice di cavizzazione74% al 2019
Riduzione dei rifiuti prodotti-20% al 2020, rispetto all’anno base 2015
Attuazione del Piano per la Biodiversità
Proseguimento nella tutela delle specie presenti nella “Red List” dell’International Union for Conservation of Nature and Natural Resources (IUCN)
nelle aree protette in prossimità degli impianti
Circular economy

Adozione di un approccio sistematico alla circular economy all’interno del Gruppo
Avvio progetto di valutazione impatti circular economy
Avvio collaborazione con imprese e istituzioni
Applicazione coerente dei princípi della circular economy ai Progetti Futur-e, considerando la circular economy come fattore chiave nello sviluppo degli stessi

Piano di Sostenibilità 2017-2019